Credo che uno dei punti forti da inserire in un manifesto per l'innovazione in Italia sia relativo allo "sblocco" del sistema sociale.
Sappiamo che lo sviluppo del "capitale umano" è alla base dell'innovazione possibile e questo non si misura solo con il numero di laureati, ma anche con la possibilità effettiva di mettere in campo e valorizzare le potenzialità di ciascuno, in un ambiente stimolante e reattivo.
In queste settimane abbiamo appreso da ricerche Censis del sostanziale blocco "dell'ascensore sociale", per cui l'Italia inizia sempre di più a somigliare ad un Paese stratificato in caste.
L'attacco alla scuola pubblica da parte di Tremonti&Gelmini cerca di portare questa situazione ad una stabilità maggiore, rendendo la scuola pubblica sempre meno adeguata e "riservata" agli strati meno privilegiati, separando così le classi/caste a partire dai primi anni di scuola.
In una recente intervista Pierluigi Celli ha affermato:" Se la logica porta a dire che scegliere l'appartenenza o l'adesione, con tutto il corredo inevitabile di fedeltà a basso costo e di connivenze ben coltivate, premia più dei risultati o dei curricoli, è abbastanza normale che a questi modelli ci si adegui, imparando per tempo a offrire quello che viene richiesto e abbassando le pretese, soprattutto quelle etiche".
Ecco, credo che questa logica sia uno dei principali ostacoli per la diffusione di una cultura dell'innovazione, e penso debba essere combattuta in tutti i macro e micro sistemi in cui impera (partiti, aziende, amministrazioni, ....). Senza questa battaglia, "rivoluzionaria" per l'Italia, molte altre questioni rischiano di essere solo questioni di nicchia o tecnicismi "neutri".
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